SEZIONE G

n n a a di o a. n el a s r r le ao o ri o oa ei o- o a è di a l- e ahi a i. i; - A Abeti (gen. Abies) G 165 Marciume e carie del colletto e delle radici** (Heterobasidion annosum, syn. Fomes annosus; Bas.). Si tratta di un basidiomicete che merita una particolare menzione pur essendo già stato considerato tra gli agenti di carie. Infatti questa specie, che causa anche marciume delle radici, è tra le più dannose in ambito forestale sia su Conifere che su Latifoglie mostrando particolare virulenza nel nostro Paese nei boschi artificiali monospecifici di Abete bianco e rosso nelle zone appenniniche ed alpine e su Pino domestico nelle zone costiere. Rappresenta invece un patogeno poco importante negli ambienti naturali dove interessa piante ormai senescenti. Produce un deperimento generale della pianta con un ingiallimento della chioma; all altezza del colletto o delle grosse radici compaiono i carpofori bruno-rossastri nella parte superiore e giallastri in quella inferiore. L alterazione inizia dalle radici dove il fungo penetra attraverso ferite ma mentre nelle piante dotate di resina l infezione si blocca al colletto, nelle Latifoglie procede verso l alto arrivando fino a 10 metri di altezza. La diffusione può avvenire tramite spore presenti nell aria o veicolate dall acqua nel terreno e attraverso il micelio con il contatto tra radici di piante infette e sane. DIFESA: è di tipo preventivo evitando sostanzialmente l eccessivo sfruttamento delle superfici boschive e limitando il ricorso a tagli intensivi sia per diradamento sia per operazioni di potatura. Negli impianti giovani, per evitare l insediamento del patogeno, si può ricorrere alla disinfezione delle ceppaie per esempio con sali di rame. In terreni già infetti occorre estirpare le ceppaie interessate nei limiti della applicabilità tecnica ed economica dell operazione stessa. G Marciume radicale fibroso** (Armillaria mellea; Bas.). Produce deperimento generale della pianta ed in tempi più o meno lunghi la conduce a morte. Si tratta di un basiodiomicete estremamente polifago che si caratterizza per la presenza nella zona sottocorticale di placche di micelio bianco-crema che alla periferia tendono ad assumere una forma a ventaglio. Note sono anche le rizomorfe di colore bruno-nerastro presenti sulla superficie degli organi colpiti. A volte alla base dei tronchi si evidenziano i corpi fruttiferi eduli comunemente chiamati famigliole o chiodini . La diffusione avviene tramite basidiospore dai carpofori ma anche tramite micelio e rizomorfe da una pianta malata ad una sana. La presenza di lesioni sulle radici e colletto consente la penetrazione fungina e la debolezza della pianta insieme alla asfissia radicale e ristagni idrici costituiscono le condizioni favorenti. DIFESA: la prevenzione è senza dubbio la miglior difesa avendo cura di mantenere le piante nelle migliori condizioni vegetative. Piante gravemente colpite vanno asportate e distrutte, la buca lasciata aperta per diversi mesi ed eventualmente disinfettata con calce eliminando i residui radicali infetti e parte del terreno. Attacchi iniziali possono essere affrontati con una ripulitura chirurgica e successiva disinfezione del colletto e zone limitrofe con sali di rame. Marciume radicale lanoso** (Rosellinia necatrix, syn. Dematophora necatrix; Asc.). Anche questo agente di marciume radicale risulta estremamente polifago interessando oltre che piante forestali e ornamentali anche quelle da frutto e le colture erbacee. La parte aerea va incontro ad un generale deperimento che in tempi variabili conduce a morte l ospite. Solo l apparato radicale mostra sintomi specifici con imbrunimento del tessuto legnoso e corteccia in decomposizione che tende facilmente a sfaldarsi. In tali aree è possibile osservare ammassi miceliali biancastri e cordoni rizomorfici che hanno il prevalente compito di diffondere il patogeno alle piante circostanti. La penetrazione G02_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 165 5/30/18 9:06 AM

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini