SEZIONE G

G 166 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE avviene sostanzialmente attraverso ferite ma in condizioni di asfissia radicale la parassitizzazione può avvenire direttamente attraverso le giovani radici. I periteci di R. necatrix si formano raramente (e sui tessuti corticali morti), ma piuttosto rara è anche la forma agamica costituita da ife brune serrate e parallele che alla sommità si allargano a mò di fiocco (coremio). DIFESA: non sono disponibili validi trattamenti terapeutici, fatta eccezione per gli attacchi iniziali e lievi che possono essere contrastati con lavorazioni superficiali del terreno e disinfezioni con sali di rame del colletto e radici in primavera ed autunno. Le infezioni possono essere prevenute attraverso adeguati drenaggi idrici e le piante colpite devono essere abbattute quanto prima possibile asportando anche la parte di terreno più vicina alle radici ammalate. Ruggine vescicolosa degli aghi dell abete bianco** (Pucciniastrum goeppertianum; Bas.). Sugli aghi si notano gli ecidi come piccole vescicole bianche, cilindriche, disposte ai due lati della nervatura nella pagina inferiore. ruggine eteroica che dall abete bianco si sposta in luglio-agosto sull ospite secondario rappresentato dal mirtillo rosso (Vaccinium vìtis-idaea) su cui le spore penetrano attraverso le lenticelle presenti nei tessuti legnosi e producono caratteristiche ipertrofie. Gli esemplari di abete bianco colpiti da questo basiodiomicete si defogliano precocemente e subiscono un indebolimento della pianta ed una evidente compromissione estetica. DIFESA: non esistono mezzi di difesa diretti mentre si consiglia l impianto di vivai in zone possibilmente non endemiche o, nel caso, una possibilità potrebbe essere quella della eliminazione, nelle aree limitrofe, dell ospite secondario. Ruggine dell abete bianco** (Melampsorella caryophyllacearum; Bas.). conosciuta come malattia degli scopazzi dell abete bianco causando tipiche ipertrofie dei rami e germogli in tutto il genere Abies. particolarmente diffusa nell Europa centrale e nelle nostre zone alpine, assumendo notevole gravità quando attacca il fusto, che perde resistenza meccanica andando incontro anche ad improvvisi cedimenti a causa di neve e vento. Colpisce piante adulte ed occasionalmente individui giovani: i sintomi sono chiaramente visibili con ingrossamenti neoplastici sui fusti e rami che possono fessurarsi profondamente mentre la parte alta della chioma e sui rami laterali si osservano scopazzi di dimensioni variabili portanti aghi piccoli e carnosi sui quali si formano in primavera picnidi ed ecidi sottoforma di pustole di colore arancio. Le successive fasi del ciclo eteroico di questa ruggine si compiono su ospiti erbacei spontanei appartenenti alle Caryophillaceae (gen. Cerastium e Stellaria), sulle quali il patogeno può perpetuarsi anche in assenza di abeti. DIFESA: non si prevedono interventi diretti neanche in vivaio, fatta eccezione per le potature di rimonda e pulizia degli esemplari colpiti oltre che, dove possibile, un eventuale allontanamento dagli areali dove sono molto diffusi gli ospiti secondari erbacei. Ruggine dei germogli* (Pucciniastrum epilobii; Bas.). Le piante del gen. Abies interessate dagli attacchi presentano ingiallimenti e deformazioni degli aghi dell anno che sono destinati a necrotizzare e a cadere precocemente. Più resistenti si mostrano le foglie più vecchie che consentono alla pianta di sopravvivere. Questa ruggine si riconosce dalla presenza sulla pagina inferiore degli aghi in estate degli ecidi bianchi a forma di tubo. Sono gli ecidi a provocare le arricciature e curvature degli aghi e dei getti che caratterizzano la malattia. DIFESA: non sono previsti interventi diretti, ma esclusivamente di natura agronomica preventiva evitando di causare alle piante stress (principalmente da incendi e pesanti disboscamenti). G02_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 166 5/30/18 9:06 AM S r ta L a i p fis D e p c d p C s n a d D te i ( m i A D s a M s a P s S s C a lo c c p c a R q li ®

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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini