SEZIONE G

irò a ni a ci a m; oe o ei o oo n e a e e e e o uo n si ere ti o ee e ihi ei a s A Abeti (gen. Abies) G 167 Seccume dei rami* (Phomopsis abietina; Asc.). Interessa i fusti delle giovani piante e i rametti (non superiori ai 5 cm) di quelle più vecchie. Generalmente in primavera si notano gli esiti delle infezioni sotto forma di necrosi anulari lunghe qualche centimetro. La parte superiore alla zona del cancro mostra una stentata vegetazione ed è destinata a seccare completamente. Sulla scorza dei rami morti si formano i picnidi contenenti i conidi che diffondono la malattia. DIFESA: il taglio dei rami infetti costituisce, dove possibile, il mezzo di difesa sostanziale. fis Deperimento vegetativo delle conifere. Si tratta di manifestazioni di natura fisiologica e legate a molteplici cause, tutte correlate a situazioni di stress pedoclimatico alle quali più o meno precocemente seguono in genere attacchi di natura biotica provocati da microrganismi fungini ed insetti. Negli impianti in giardini privati o pubblici la condizione di sofferenza può inoltre essere provocata dall intervento diretto dell uomo attraverso le potature (alle quali queste piante non dovrebbero essere sottoposte). Clorosi. provocata da squilibri nutrizionali e spesso dovuta a carenze di ferro, magnesio e manganese per eccesso di calcare nel terreno. La sintomatologia è rintracciabile nei vivai, ma anche in seguito alla messa a dimora con un generico ingiallimento degli aghi. La presenza di clorosi può anche rappresentare il segnale di altre problematiche di origine parassitaria e fisiologica. Danni da inquinamento. Gli agenti inquinanti atmosferici che più danneggiano le piante in senso generale sono l anidride solforosa, i composti del fluoro, il cloro, l ozono e i PAN (perossiacetilnitrati). Arrossamenti, necrosi apicali, clorosi e macchie argentee (nel caso dei PAN) sono i sintomi più ricorrenti e che possono essere confusi più o meno con esiti di altra natura. i a G Abete del Caucaso (Abies nordmanniana) Dreifusie** (D. piceae, D. merkeri, D. prelli, D. nordamannianae; Rinc. Adelg.). Infe- stano la corteccia dei rametti causando deperimenti vegetativi. ®Abete bianco per gli aspetti biologici e la difesa. Mindaro** (Mindarus abietinus; Rinc. Mind.). L afide vive all apice dei germogli causandone il ripiegamento a uncino e il successivo disseccamento. ®Abete bianco per gli aspetti biologici e la difesa. Pissode dell abete bianco* (Pissodes piceae; Col. Curcul.). Le larve scavano gallerie sottocorticali. ®Abete bianco per gli aspetti biologici e la difesa. Scolitidi*** (Dendroctonus micans, Ips sexdentatus, Ips typographus, Orthotomicus suturalis, Pityokteines curvidens, Pityogenes pityographus, Pityokteines vorontzovi; Col. Scolit.). Gli adulti forano la corteccia del tronco o dei rami per deporre le uova all interno di una galleria materna di varia forma (es. a Y o a H per Ips typographus, longitudinali per Ips sexdentatus, a forma di due graffe contrapposte per Pityokteines curvidens, stellata per Pityogenes pityographus e Pityokteines vorontzovi, longitudinale con espansioni laterali per Dendroctonus micans, a piazzuola con alcuni corti bracci per Orthotomicus suturalis). Le larve si nutrono scavando gallerie individuali che intaccano il cilindro legnoso. ®Abete bianco per gli aspetti biologici e la difesa. Ragnetto verde delle conifere* (Oligonychus ununguis; Acar. Tetranich.). Anche su questa conifera, con la suzione dei succhi cellulari viene asportato il pigmento clorofilliano con conseguente depigmentazione, bronzatura, arrossamento e caduta degli aghi. ®Abete rosso per gli aspetti biologici. G02_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 167 5/30/18 9:06 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini