SEZIONE G

A Abeti (gen. Pseudotsuga e Picea) Cimice dalle zampe a foglia* (Leptoglossus occidentalis; Rinc. Cor.). Vive isolato in mezzo alla vegetazione fogliare e punge i giovani strobili. ®Pino silvestre per gli aspetti morfologici e biologici. DIFESA: non necessaria. Grande ilobio dei pini* (Hylobius abietis; Col. Curcul.). Compie decorticazioni sui rami e le larve scavano gallerie sulle radici più superficiali. ®Abete rosso per gli aspetti biologici e la difesa. Scolitidi** (Cryphalus abietis, Pityogenes bidentatus, Pityogenes pityographus; Col. Scol.). Cryphalus abietis scava gallerie sottocorticali a falsa stella nella parte interna dell anello corticale, che intaccano anche l alburno. Presenta un ciclo simile a quello di Cryphalus piceae (®Abete bianco). Pityogenes bidentatus attacca i rametti e le branche, nei quali scava gallerie di tipo stellato con bracci lunghi 8-10 cm. Pityogenes pityographus attacca i rami e le piccole branche scavando gallerie a stella con 3-7 bracci. DIFESA: ®Scolitidi dell Abete bianco. - - i; ) ra ti e ti ua i eè à oo erli o i- a e a di ù o ), ma. G 169 a f Ragnetto verde delle conifere* (Oligonychus ununguis; Acar. Tetranich.). Questo ra- gnetto, asportando con le sue punture i succhi cellulari insieme al pigmento clorofilliano, determina la bronzatura, la successiva colorazione giallo-rossastra e la caduta degli aghi. Gli attacchi interessano le piante ubicate nei giardini di città, raramente quelle dei coniferamenti naturali. ®Abete rosso per gli aspetti biologici e la difesa. I patogeni fungini sono quelli già indicati per Abete bianco e rosso ai quali si rimanda. G Abete rosso (Picea abies 5 P. excelsa), Abete del Colorado (Picea pungens) i Afide verde dell abete** (Elatobium abietinum; Rinc. Afid.). di colore verde, con pun- ti pigmentati sul dorso dell addome, e presenta lunghi sifoni. Con le sue punture causa macchie giallastre sugli aghi e la comparsa di arrossamenti della vegetazione infestata, come se fosse stata lambita dal fuoco, nonché la caduta degli aghi con conseguenti ripercussioni negative sullo sviluppo dei rami e della pianta. Compie un olociclo monoico, su Picea abies, con massimo sviluppo della popolazione afidica durante i mesi primaverili. DIFESA: intervento con aficidi (pirimicarb, imidacloprid, ecc.) alla comparsa dell infestazione, solo su piante in giardino. Afide delle galle dell abete rosso** (Adelges laricis; Rinc. Adelg.). Determina la comparsa di una galla strobiliforme, rotondeggiante, del diametro di 6-7 mm, posta all apice dei rametti. L afide svolge il ciclo sull abete rosso e sul larice. Sul primo sverna con una femmina al I-II stadio (fondatrice), nata a fine agosto e fissata alla base delle gemme apicali. In primavera, raggiunta la maturità, depone un grappolo di uova. Le sue punture e quelle della discendenza causano la trasformazione della gemma apicale in una galla pluriloculare dalla quale, in luglio-agosto, fuoriescono alate migranti sui larici. Sugli aghi di questi vengono deposti gruppetti di uova dalle quali si hanno tre linee biologiche: la prima costituita da neanidi a lento accrescimento svernanti (iemosistenti), che raggiungono la maturità in primavera e dalle cui uova si hanno femmine attere che si accrescono lentamente e trascorrono un secondo inverno; la seconda costituita da attere a rapido accrescimento (progredienti) che diffondono l infestazione sulla medesima pianta e dopo 1-3 generazioni di progredienti danno iemosistenti svernanti; la terza rappresentata da alate (sessupare) che tornano sull abete rosso e dalle cui uova nascono gli anfigonici. La femmina fecondata depone, alla fine di luglio o all inizio di agosto, un uovo dal quale nasce, a fine agosto, la neofondatrice svernante che apre così un nuovo ciclo. DIFESA: non necessaria. G02_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 169 5/30/18 9:06 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini