SEZIONE G

i. al o A: e e i. s s, s o o o iini oA: el ri el o- el e ari e i. o sa. o n o ei a A Abeti (gen. Picea) G 175 fine di aprile per originare larve subglobose di colore arancione, che si trasformano nelle forme adulte dopo due stadi ninfali. Negli ambienti italiani si susseguono 4 generazioni all anno. DIFESA: nei vivai e su giovani piante allevate nei giardini intervento alla comparsa dei primi sintomi di danno utilizzando acaricidi, scegliendo quelli con bassa tossicità per le applicazioni effettuate in ambiente antropizzato. f Carie del legno** (Trametes, Poria, Polyporus, Fomes, Coryolus, Ganoderma, Lenzites, Stereum, Phellinus; Bas.). Si tratta di diversi generi di Basidiomiceti agenti di carie che si sviluppano spesso in maniera subdola, ma inesorabile, e che conducono a morte la pianta (®Pioppo). Disseccamento dei germogli dell abete rosso*** (Ascocalyx abietina, syn. Gremme- niella abietina; Asc.). Interessa molte conifere e tra queste l abete rosso è il più colpito insieme a diverse specie di Pino. Il disseccamento del cimale, con a volte lo sviluppo di piccoli cancri su rametti e fusto, costituiscono la sintomatologia classica. L abete rosso, oltre alla perdita della vegetazione apicale, presenta getti curvati verso il basso, intensi arrossamenti e necrosi. Sui getti (quelli più sensibili sono quelli di un anno) si evidenziano i picnidi dai quali, in presenza di umidità fuoriescono i cirri rosati. Le parti più basse e in ombra della chioma sono le prime ad essere colpite e cause predisponenti sono il prolungato innevamento, inverni lunghi e freddi e scarsità di illuminazione insieme all elevata e persistente umidità. DIFESA: nel caso degli impianti boschivi, consiste nella scelta di specie più resistenti al freddo, specie in zone esposte a nord mentre, nei vivai, per evitare epidemie possono essere consigliati anche interventi con fungicidi. Il ricorso al taglio delle parti colpite è sempre una operazione da prendere in considerazione, avendo cura di eliminare i residui in quanto fonti di inoculo. G Mal della tela delle conifere* (Herpotrichia pinetorum, syn. Herpotrichia juniperi; Asc.). Molteplici sono i generi di conifere interessate dall attacco di questa malattia, denominata anche mal nero (Picea, Abies, Juniperus, Thuja, Pinus, Tsuga, Taxus), ma il genere Picea appare essere quello più suscettibile. I sintomi interessano le piante situate in alta montagna (tra i 1.000 e i 2.000 m s.l.m.) per la prolungata presenza del manto nevoso. Infatti il fungo ha ampi limiti termici per il suo sviluppo (a partire da 0 fino a 24 °C) mentre risulta strettamente dipendente dalla presenza di elevata umidità. Al momento dello scioglimento della neve le branche più basse appaiono avvolte, insieme agli aghi, da un feltro miceliale nerastro che ostacola gli scambi gassosi ed il processo fotosintetico causando disseccamenti e filloptosi. DIFESA: data la limitata diffusione e incidenza economica, non si prevedono interventi di lotta. Marciume e carie del colletto e delle radici* (Heterobasidion annosum, syn. Fomes annosus; Bas.). Si annovera tra gli agenti di carie del legno, ma è capace di provocare anche marciume delle radici e del colletto. L attacco conduce a morte la pianta (®Abete bianco). Marciume radicale fibroso** (Armillaria mellea; Bas.). Basidiomicete polifago con esi- ti generalmente esiziali (®Abete bianco). Marciume radicale lanoso** (tel. Rosellinia necatrix, an. Dematophora necatrix; Asc.). Si tratta di un marciume radicale con sintomatologia analoga a quella vista in Armillaria mellea e come questa provoca, in tempi più o meno lunghi, la morte della pianta (®Abete bianco). G02_1_Fitopatologia,Entomologia.indd 175 5/30/18 9:06 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini