1.1.2 Torace

ti a si oe; edi e a n a e, i, e a e o iù è n). o o e la n ae iei e i INSETTI G 7 Apparato lambente-succhiante (presente negli imenotteri apidi). caratterizzato da mandibole non dentellate e pertanto non idonee alla masticazione, ma adatte a modellare la struttura dei favi, da mascelle con galea allungata e molto sviluppata, palpi assai ridotti, labbro inferiore con le due glosse fuse alla base e formanti la ligula e i palpi labiali che, accostandosi a quest ultima, formano un tubo di suzione atto a succhiare il nettare dai fiori. Apparato perforante o succhiatore-pungente. In questo apparato, mandibole e mascelle sono trasformate in stiletti che trovano alloggiamento entro una conformazione a doccia, o rostro, nella costituzione del quale partecipa il labbro inferiore. Nei rincoti la lingua si allunga in una ipofaringe, attraversata dal canale salivare in rapporto con una pompetta salivare che inietta la saliva entro i tessuti punti dall insetto. Nelle zanzare hanno assunto la forma di uno stiletto non solo le due mandibole e le due mascelle, ma anche il labbro superiore e l ipofaringe. Nei ditteri tabanidi (tafani) le mandibole e le mascelle sono trasformate in stiletti pungenti, mentre il labbro inferiore è carnoso e con quello superiore forma un canale di suzione la cui funzione aspirante è svolta dalla prefaringe. Apparato succhiatore non pungente o lambente (di numerosi lepidotteri, alcuni gruppi di ditteri e imenotteri, ecc.). Qui il labbro superiore è sviluppato trasversalmente e quello inferiore è piccolo e chiude ventralmente la cavità boccale, le mandibole sono alquanto ridotte o atrofizzate, le mascelle e le lacinie (lobi interni) sono ridotte, mentre i lobi esterni (galee) sono sviluppati in una proboscide, o spiritromba, percorsa da un canale di suzione; la proboscide, quando non è distesa, è mantenuta arrotolata sotto il capo. In alcune famiglie di lepidotteri (es. Hepialidae, Cossidae, Lymanthriidae, Thaumetopoeidae) la spiritromba è assai ridotta o addirittura assente. Apparato succhiatore-lambente (nei muscidi). Le appendici boccali sono assai ridotte e solo il labbro inferiore è sviluppato e carnoso (tromba); pertanto questo tipo di apparato boccale è adatto a succhiare per capillarità i liquidi. G 1.1.2 Torace. costituito da tre segmenti contigui (protorace, mesotorace, metatorace), spesso intimamente connessi tra loro, provvisti ciascuno di un paio di zampe, con i segmenti mediano e posteriore portanti ognuno un paio di ali. Ciascun segmento presenta una parte dorsale (tergo o noto), una parte ventrale (sterno o sternite) e due aree laterali (pleure). Le zampe sono costituite da due brevi pezzi (coxa e trocantere), il primo dei quali articolato con il segmento toracico corrispondente e il secondo talora fuso con il precedente, seguiti poi dal femore, dalla tibia, dal tarso, generalmente pluriarticolato, e dal pre-tarso, quest ultimo articolato e fornito di unghie, di un corpo mediano fra le unghie (empodio se stiliforme o arolio se lobiforme) e di lamine membranose sottounghiali (pulvilli) che permettono di aderire a una superficie liscia. Le ali permettono all insetto di spostarsi in volo e sono costituite da una espansione membranosa attraversata da un complesso di nervature (costale, subcostale, radiale, mediana, cubitale, anale) variamente ramificate. Le ali del primo paio sono talora fortemente chitinizzate e ricoprono, nella fase di riposo, quelle membranacee sottostanti. 1.1.3 Addome. formato in genere da 10 segmenti (uriti), l ultimo dei quali porta l apertura anale, anteriormente e ventralmente alla quale si trova l orifizio genitale. Nelle femmine di alcuni gruppi di insetti, all estremità addominale è presente un organo (ovopositore), più o meno sclerificato, che consente la deposizione delle uova entro i tessuti vegetali, nel terreno o entro il corpo delle vittime. G01_1_Fitopatologia.indd 7 15/06/18 09:22

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini