1.2.2 Sistema muscolare

e o oe li ca o: le el n si o, ie. n INSETTI G 9 L endocuticola è lo strato più spesso, costituito da microfibrille lamellari di chitina immerse in una matrice proteica non tannizzata, ed è attraversata da terminazioni nervose, da numerosi porocanali e dal prolungamento delle cellule epiteliali tricogene. L epidermide è costituita da un unico strato di cellule generatrici della chitina, mentre la membrana basale è di natura connettivale o subconnettivale e riveste l intera guaina tegumentale. La formazione della cuticola avviene in seguito a ripetute stratificazioni delle lamelle di chitina ottenute attraverso un processo di polimerizzazione con proteine, promosso enzimativamente dalla chitino-sinteasi. 1.2.2 Sistema muscolare. Si compone di muscoli (talora più di 4.000 contro i 529 dell uomo) quasi del tutto di tipo striato (eccetto qualche muscolo del cuore, dell intestino e della parete delle gonadi), composti di fibre contrattili, ciascuna delle quali contiene miofibrille longitudinali che determinano la striatura delle fibre. Fibrille di raccordo (tonofibrille), di probabile differenziazione epidermica, raggiungono l esocuticola consentendo l attacco dei muscoli al tegumento. Il sistema muscolare comprende muscoli scheletrici, o somatici, in rapporto con il tegumento, e muscoli viscerali, o splancnici, localizzati lungo le pareti degli organi viscerali. In base ai movimenti che assicurano, i muscoli scheletrici sono distinti in elevatori, depressori, rotatori, detrattori, adduttori e abduttori. Le contrazioni muscolari avvengono in seguito agli impulsi nervosi dei neuroni motori. G 1.2.3 Sistema digerente. di forma tubolare con regioni di diverso calibro che iniziano con l apertura boccale e terminano con quella anale, decorrendo nello spazio compreso fra la catena gangliare dorsale e quella ventrale. L intestino è suddiviso in tre tratti: uno anteriore, o stomodeo, che si apre con l apertura orale e termina alla valvola cardiaca; un tratto intermedio (mesentero) che inizia con la valvola cardiaca e termina alla valvola pilorica; un tratto posteriore (proctodeo) che inizia con quest ultima e termina all ano. La cavità boccale è suddivisa dalla lingua (prefaringe o ipofaringe) in una cavità dorsale (cibarium) che si apre nella faringe e in una ventrale (salivarium) nella quale sboccano le ghiandole salivari labiali. Lo stomodeo è composto dalla faringe e dall esofago nel quale si trova una prima dilatazione o ingluvie (molto sviluppata, costituente la borsa melaria nelle api, la borsa del sangue nelle zanzare e lo stomaco sociale nelle formiche), posteriormente alla quale si trova un altra dilatazione (ventriglio) con parete muscolosa e fornita di processi spiniformi o lamellari (molto evidenti negli insetti con apparato boccale masticatore), in cui il cibo subisce un processo di triturazione. Il mesentero è un tubo gastrico, con diverticoli o ciechi gastrici, che inizia in genere nel punto in cui sboccano i tubi malpighiani e termina con la valvola pilorica. L ultima parte intestinale è rappresentata dal proctodeo, nel quale si distinguono un primo tratto (ileo), un tratto intermedio, o colon, e uno terminale, o retto, con conformazione ad ampolla in cui si trovano papille rettali la cui funzione è quella di riassorbire acqua e sali dalle feci e dalle urine. La struttura istologica dello stomodeo e del proctodeo è simile a quella del tegumento esterno, in quanto sono invaginazioni di quest ultimo. Essi sono costituiti da uno strato cuticolare (intima) secreto dall epidermide, quest ultima avvolta da una tunica propria; nello stomodeo è presente uno strato muscolare costituito all interno da mu- G01_1_Fitopatologia.indd 9 15/06/18 09:22

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini