3.3.2 Tipologie di briglie di consolidamento

I SISTEMAZIONE DEI CORSI D ACQUA dimensionamenti L 135 (D Agostino). a f ondazione: deve avere uno spessore tale che il piano di fondazione non venga e messo a nudo dallo scavo a valle della briglia; evitare lo scalzamento dell opera; zf . 0,5 m zf . 0,2 1 Z 1 h 2 zf . 1 0,5 4 0,6 2 t di o o, - o r a a e- a a; distanza della controbriglia: L1 5 3,55 yc 1 0,34 Z L2 5 8,40 yc 1 0,55 Z q2 dove: yc 5 3 g altezza (t) della controbriglia: t 5 1 0,7 r 1 0,58 2 # 1 0,94 q 2/3 2 1,6 D90 2 dove: r 5 b/B (larghezza gaveta/larghezza alveo). 3.3.2 Tipologie di briglie di consolidamento. Esistono diverse tipologie di briglia, in funzione dei materiali realizzativi e della loro funzionalità. Tali opere hanno la funzione di consolidamento dei tratti di scavo (erosione): QS 1; il loro inserimento crea un duplice effetto: corazzamento del fondo in alcuni punti, equivalente a un aumento di D : QS 1 1 QSD ; diminuzione della pendenza del tratto QS 1 1 QS 2. Briglie in legname e legname 1 pietrame. Queste tipologie di briglie (a gravità, di consolidamento) sono impiegate dove vi è una facile reperibilità del materiale e/o in situazioni in cui, oltre all aspetto di difesa e sistematorio, vi sono esigenze di inserimento paesaggistico ambientale. Tali opere vengono spesso adottate nella sistemazione di torrenti montani. La resistenza strutturale di queste opere dipende dalle caratteristiche fisiche del legname utilizzato; esso è soggetto ad alterazioni e degradazioni operate dagli agenti atmosferici, ma anche da agenti batterici, che ne compromettono nel tempo la resistenza meccanica. I legnami impiegati maggiormente per la realizzazione di tali opere sono il larice, il castagno e la quercia, tutti dotati di una buona resistenza meccanica e durevolezza. Tali opere sono da evitare in situazioni gravose, quali zone in frana, torrenti a elevato trasporto solido al fondo e corsi d acqua a regime torrentizio, in cui vi sono condizioni di umidità variabili. Le briglie in legname sono raggruppate in tre tipologie: palificata a una parete; tipologia Jsser; opere miste in legname e pietrame (a casso- FIG. 2.85 Schema di una briglia a cassoni; soluzione con gaveta a coda di rondine (a) e ne) (Fig. 2.85). con gaveta trapezia (b). L L02_3_CorsiAcqua.indd 135 5/31/18 8:12 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna