SEZIONE L

I a2; a o ne a a ti e li e el a ri e ioni e ), ba SISTEMAZIONE DEI CORSI D ACQUA L 139 corrente sul paramento di monte. A valle di tali briglie sono realizzati, generalmente, dei dispositivi di dissipazione energetica della corrente, per evitare l instaurarsi di fenomeni di erosione alla base della struttura (sottoescavazione). Tra i dispositivi utilizzati si hanno: la controbriglia: tra questa e la briglia a monte manca una platea di rivestimento, cosa che consente al getto di erodere il fondo formando così un bacino naturale di dissipazione energetica; la controbriglia serve per controllare la profondità massima dello scavo, il quale non deve raggiungere la quota della fondazione della briglia di monte, al fine di non comprometterne la stabilità; il bacino di dissipazione rivestito: presenza di una platea rivestita tra la briglia e la controbriglia di valle. b. A parete di valle inclinata (a scivolo). Tipologia adatta per opere con altezza fuori terra maggiore (max. 10 m); il getto stramazzante rimane aderente alla superficie dei gabbioni, i quali sono sagomati a formare uno scivolo nel paramento di valle della struttura. Al piede dell opera si realizza un piccolo bacino di dissipazione energetica; la platea può essere costituita di gabbioni o di lastre di calcestruzzo. c. A gradoni. Consente la dissipazione progressiva del carico energetico posseduto dal getto di corrente, attraverso la presenza di una serie di salti realizzati posizionando i gabbioni sovrapposti in modo sfalsato. Le opere di questo tipo vengono realizzate definendo altezze massime di 3-4 m e in condizioni di portate liquide non elevate e trasporto solido non grossolano, che danneggerebbe le maglie dei gabbioni. La fondazione delle briglie in gabbioni può essere: diretta: adottata qualora si sia in presenza di un torrente montano a elevato trasporto solido e grossolano, il quale può determinare rotture alle maglie di una eventuale platea a valle della briglia; su platea: soluzione adottabile quando l alveo è costituito da materiale di scarsa resistenza alla compressione e all erosione, mentre il terreno stabile è a profondità troppo elevate per consentire la realizzazione di una fondazione diretta sotto la briglia. La platea protegge l opera dai danni creati dai fenomeni di erosione localizzata, impedendo lo scalzamento della briglia. L Briglie in terra. Questa tipologia trova applicazione nei terreni a dominanza argillo- sa, soggetti cioè a elevate deformazioni (Fig. 2.87): condizioni non adatte alle briglie in calcestruzzo o in pietrame e legname. Si tratta di opere molto utilizzate per la sistemazione di torrenti calanchivi. Le briglie in terra sono costituite da una sovrapposizione di strati di terra (terreni argilloso-sabbiosi) di spessore pari a 20-30 cm, compressi e posati sopra un piano di fondazione ottenuto scavando l alveo per una profondità non inferiore ai 50 cm. Il materiale utilizzato è, in genere, costituito da un 30% di limo e argilla, un 50% di sabbia fine e da un 20% di sabFIG. 2.87 Profilo longitudinale di una briglia in terra (da Ferro, 2002). bia grossolana e ghiaia. L02_3_CorsiAcqua.indd 139 5/31/18 8:12 AM

SEZIONE L
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GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna