SEZIONE L

I e- ) o e in ni a p 5 Hs e li ao a ni. e n2 a SISTEMAZIONE DEI CORSI D ACQUA L 143 Sulla base delle relazioni verificate per diversi torrenti montani, si è determinato che: le altezze (H ) delle opere, in base alle relazioni empiriche osservate in natura, tendo- no a mantenere un rapporto: H 5 1 2 4 2,5 2 D90 compreso, comunque, tra 1 e 4; inoltre: H 5 1 7 4 7,5 2 i la distanza tra le opere (L) deve essere progettata sulla base della relazione (Abrahams et al., 1995): H L5 1,5 i Ls risulta direttamente proporzionale all altezza degli step e inversamente proporzionale alla pendenza media del tratto sul quale insiste la sequenza a gradinata. Tuttavia, tale criterio di progettazione deve essere applicato in modo flessibile tenendo conto delle variazioni locali di pendenza, delle variazioni di larghezza (restringimenti o allargamenti), ma anche delle sezioni che meglio si prestano all ammorsamento laterale degli step artificiali. Tali proporzionalità sono state verificate anche in altre esperienze: H 5 0,67 i 0,682 L L è risultata essere dipendente anche dalla larghezza al bankfull del canale (B): L 5 11 4 42 B e, considerando anche i parametri Z (dislivello step-step) e S, D Agostino e Vianello (2005), elaborando i dati di alcuni torrenti alpini, hanno ottenuto l espressione: L 5 1,22 Z 0,69 B 0,31 i 20,57 l interdistanza tra step e step (L) deve potersi comunque muovere entro un campo di variabilità, piuttosto che mantenere rigida e fissa l equidistanza tra le opere. tipologie di briglie in massi. Le briglie in massi possono essere ricondotte a quattro L principali categorie: 1. briglie in massi a secco; 2. briglie in massi consolidate con calcestruzzo; 3. briglie con struttura in calcestruzzo rivestita in massi; 4. opere trasversali in massi ancorate al fondo con micropali: rampe a valle di briglie. La costruzione delle briglie in massi ha lo scopo di ricalcare la struttura degli step (gradini), utilizzando materiale presente in loco (materiale superficiale grossolano). I vantaggi di tali tipologie di sistemazione vanno ricercati, innanzi tutto, nei bassi costi di realizzazione, ma anche nell elevata velocità di costruzione e nell alto grado di stabilità dell opera; non ultimo, deve essere considerato l ottimo inserimento ambientale. I limiti risiedono nelle situazioni più problematiche (pendenze superiori al 20%, elevato trasporto solido, colate detritiche), vista l impossibilità di superare determinate altezze delle briglie e anche la durata nel tempo più limitata rispetto alle opere in calcestruzzo. Inoltre, l utilizzo delle briglie in massi risulta condizionato dalla disponibilità di sedimenti grossolani in alveo, dovendo essere reperiti da altri luoghi in caso di mancanza di massi in loco. L02_3_CorsiAcqua.indd 143 5/31/18 8:12 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna