3.3.3 Opere di sistemazione longitudinali e di difesa

I e a re e n ol r- n- si e i SISTEMAZIONE DEI CORSI D ACQUA L 145 con massi cui è ancorata una barra metallica o un anello metallico (una per ogni masso), alla cui estremità opposta si fa passare una fune di ancoraggio. Per la costruzione delle opere si utilizzano, in genere, i massi di dimensioni maggiori presenti in sito, nell alveo del torrente. Il limite massimo di altezza di tali opere trasversali si attesta sui 3-3,5 m in gaveta e sui 5-5,5 m in corrispondenza delle ali. La pianta ad andamento arcuato verso monte e la gaveta a catenaria sono funzionali a mantenere la corrente a centro alveo. consigliato eseguire opere in serie frequenti e basse, piuttosto che in poche e alte. Di seguito sono presentate le caratteristiche costruttive principali delle briglie in massi (step a secco e consolidati con calcestruzzo). Nella costruzione degli step in massi a secco risulta importante: la presenza di massi ciclopici in alveo: essi fungono da cardine sui quali l opera può essere impostata; realizzare un adeguata fondazione; l altezza dell opera che non deve oltrepassare i 2,5 m; un buon ammorsamento laterale e/o costruzione di una scogliera in massi, per evitare erosioni di sponda; vegetarle con talee di salice (minor impatto ambientale e accelerazione dei processi di rivegetazione); evitare il sifonamento e l erosione al piede, previa creazione di punti di ancoraggio, quali micropali posizionati a monte dello step e legati con funi d acciaio. costruzione degli step a secco. costruzione degli step consolidati con calcestruzzo Simile a quella relativa agli step a secco. Calcestruzzo riversato nello scavo retrostante lo step. Il pool tra un opera e l altra deve essere rimodellato o ricostruito nella fase terminale dei lavori. Altezze delle opere non superiori a 3-3,5 m, se si vuole mantenere l obiettivo di emu- lare le strutture naturali a step pool. L 3.3.3 Opere di sistemazione longitudinali e di difesa spondale. Sistemazioni realizzate in un tratto di corso d acqua con la funzione di difendere le sponde dai fenomeni erosivi. Scogliere. Opere in massi a difesa delle sponde dai fenomeni di erosione. Costi ridotti di realizzazione, soprattutto nel caso di reperibilità di massi in loco, e buon inserimento ambientale (sono molto utilizzate nella ricostruzione morfologica dei torrenti montani, Fig. 2.90). In genere le scogliere sono realizzate in massi a secco; a volte i massi vengono fissati attraverso calcestruzzo e/o cementati tra loro, a creare una struttura meno flessibile e più rigida. Spesso nella parte superiore della scogliera sono inserite talee di salici, con funzione di aumentare la stabilità della struttura alla sponda e di mascherare l opera (minor impatto sull ambiente, Fig. 2.90). I massi utilizzati per la realizzazione di scogliere in massi a secco hanno generalmente dimensioni non superiori a 1 m di diametro; per garantire maggiore resistenza ai fenomeni di erosione al piede, i massi dell unghia (piede della scogliera) possono essere legati tra loro con funi d acciaio. Spesso nella parte superiore della scogliera vengono inserite talee di salice tra i massi, al fine di mascherare la presenza della scogliera, ma anche per migliorare la stabilità della struttura (le radici creano miglior collegamento tra scogliera e terreno retrostante). Nei tratti di scavo, le scogliere in massi vengono L02_3_CorsiAcqua.indd 145 5/31/18 8:12 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna