2.4.2 Livellazioni a visuale inclinata

a e ie indi il ra, a e- e i l- MISURA DELLE DISTANZE L 227 Pertanto i due errori si eliminano reciprocamente, come pure gli eventuali errori di sfericità e di rifrazione che risultano della stessa entità collimando alle due stadie. Questo metodo risulta altamente affidabile e caratterizzato dai seguenti vantaggi: a. eliminazione dell eventuale errore di non orizzontalità dell asse di collimazione; b. eliminazione degli errori di sfericità e di rifrazione; c. eliminazione della necessità di misura dell altezza strumentale; d. aumento del dislivello misurabile tra i due punti A e B, a parità di lunghezza della stadia. Tali vantaggi permettono, nel caso di uso di livelli di precisione, di ottenere precisioni dell ordine di pochi decimi di millimetro. 2.4.2 Livellazioni a visuale inclinata. Si tratta di livellazioni che, anziché utilizzare i livelli, sfruttano i teodoliti e i distanziometri. A differenza delle precedenti livellazioni geometriche, in questi casi è di norma necessaria la preventiva determinazione della distanza tra i punti di cui si vuole determinare il dislivello; in compenso è possibile effettuare, in una sola battuta, livellazioni tra punti anche molto lontani tra loro, fino a diverse decine di chilometri ma con precisioni nettamente inferiori. Le livellazioni a visuale inclinata sono sostanzialmente di due tipi: le livellazioni tacheometriche e le livellazioni trigonometriche, che differiscono essenzialmente nell entità delle distanze tra i punti dei quali si deve determinare il dislivello. Livellazione tacheometrica. Consideriamo due punti A e B non molto lontani tra loro, a una distanza tale che consenta di approssimare il geoide con il piano tangente. Facendo stazione nel punto A con un teodolite dotato di reticolo distanziometrico o con un distanziometro, ponendo la stadia o il prisma in B e uguagliando i due segmenti verticali, che si ipotizzano paralleli fra loro e delimitati dall orizzontale per A e dall orizzontale per il punto collimato (lettura centrale della stadia o prisma), si ottiene (Fig. 3.41): hA 1 d cot w 5 DAB 1 hP L essendo hA l altezza strumentale, d la distanza orizzontale, hp l altezza del prisma da terra o la lettura al filo centrale alla stadia e w l angolo zenitale. il FIG. 3.41 Schema operativo di livellazione tacheometrica. L03_2_Misura delle distanze.indd 227 5/31/18 8:19 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna