2.4.3 Livellazioni senza visuale

a ri aà e ge a ee nn eù MISURA DELLE DISTANZE L 229 Se però le osservazioni da A e da B sono eseguite nello stesso momento, appare corretto ipotizzare che gli errori dovuti alla rifrazione eA ed eB siano identici, per la reversibilità dei raggi luminosi. In tale ipotesi, applicando il teorema di Nepero e considerando che tanv/2 5 v/2 5 d/2R, si ottiene: DAB 5 QA 2 QB 5 hA 2 hB 1 d (1 1 Qm/R) tan (wA 2 wB)/2 che è l espressione finale della livellazione geometrica reciproca da due estremi, dove: Qm 5 (QA 1 QB 1 hA 1 hB)/2 2.4.3 Livellazioni senza visuale. Appartengono a questa categoria di livellazioni quelle che si eseguono con strumenti privi di apparati ottici e che non richiedono che i punti dei quali si deve determinare il dislivello siano visibili fra loro; esse si distinguono in: a. livellazioni barometriche; b. livellazioni idrostatiche. Livellazione barometrica. La livellazione barometrica sfrutta il principio secondo il quale la pressione decresce all aumentare della quota, anche se non in modo direttamente proporzionale, in quanto la sua variazione dipende anche, oltre che dalla quota, dalla temperatura, dalla latitudine, dall umidità, ecc. Una delle espressioni maggiormente impiegate e complete per il calcolo del dislivello mediante misure di pressione è la formula di Laplace: DAB 5 18.400 (1 1 at) (1 1 0,00264 cos w) (1 1 2 Qm/R) [log (pA/pB) 1 0,868589 DAB/R] dove compare l incognita DAB sia a primo membro sia a secondo membro. Tale valore si può determinare in modo approssimato mediante la formula di Halley: DAB 5 18.475 (1 1 at) 2 log(pA/pB) e poi si può utilizzare quella di Laplace, inserendo il dislivello così determinato a secondo membro. In queste due formule a rappresenta il coefficiente di dilatazione dei gas, pari a 1/273 °C21, t è la temperatura media in °C dei punti A e B, w è la latitudine media dei due punti, Qm la quota media, pA e pB la pressione misurata nei due punti e R il raggio della sfera locale. Livellazione idrostatica. Il principio fondamentale della livellazione idrostatica consiste nel fatto che un liquido in quiete, posto in un recipiente, si dispone lungo una superficie equipotenziale, che rappresenta il riferimento per le quote. Disponendo due recipienti pieni di liquido in corrispondenza dei due punti dei quali si vuole determinare il dislivello, e collegando tra loro i due recipienti con un tubo, si otterrà per il principio dei vasi comunicanti che il livello del liquido nei due recipienti sarà uguale. Misurando allora con una stadia i livelli hA e hB del liquido nei punti A e B, si potrà determinare il dislivello con una formula analoga a quella vista per le livellazioni geometriche: DAB 5 hB 2 hA Questo metodo può essere applicato solo per brevi livellazioni, in quanto la condizione essenziale per l applicazione del metodo è che la temperatura e la pressione esterna siano uniformi in corrispondenza dei due recipienti e lungo il tubo. L applicazione più diffusa della livellazione idrostatica si trova nel controllo di stabilità di grandi strutture; per esempio, nel Duomo di Milano è installato permanentemente un sistema di trasduttori idrostatici, collegati tra loro da tubi, che permettono di determinare eventuali cedimenti dei pilastri più importanti della struttura. L03_2_Misura delle distanze.indd 229 L 5/31/18 8:19 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna