2.8.4 Camere da presa fotogrammetrica

L 258 GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE AGRARIA - RILIEVO E RAPPRESENTAZIONE DEL... Si definisce punto principale il piede della perpendicolare abbassata dal centro di proiezione, individuato dal secondo punto nodale dell obiettivo, sul piano dell immagine, o piano focale, della camera stessa e si definisce distanza principale la distanza intercorrente fra il centro di proiezione e il punto principale. Questa ultima risulta così misurata sull asse ottico dell obiettivo che, coincidendo con l asse di proiezione del sistema, risulta normale al quadro della rappresentazione. Nella realizzazione pratica di una camera fotogrammetrica, l asse ottico dell obiettivo è reso normale al piano focale dell immagine e il punto principale è indicato meccanicamente da opportuni indici, o marche, disposte sulla mezzeria dei bordi laterali del fotogramma risultante; la materializzazione della posizione del punto principale viene infatti definita dall intersezione delle rette congiungenti gli indici opposti. Tali rette indicano anche, nel piano del fotogramma, un sistema di riferimento cartesiano ortogonale x, y avente la sua origine nel punto principale. La materializzazione di questi indici non è standardizzata, ma varia a seconda dei criteri costruttivi delle diverse camere da presa fotogrammetrica, così come variano, camera per camera, l indicazione posta al bordo del fotogramma e relativa alla distanza principale e l insieme delle altre informazioni complementari. Definito il sistema x, y di riferimento nel piano dell immagine, gli elementi di orientamento interno di una camera sono unicamente individuati dalle coordinate xp e yp del punto principale e dal valore della distanza principale C. Le camere da presa fotogrammetrica, quando siano perfettamente noti gli elementi di orientamento interno, sono dette anche camere metriche, in contrapposizione a tutte le altre camere da presa fotografica non metriche, che non possono garantire durante il loro impiego una costante riproduzione degli elementi di orientamento interno al variare delle condizioni di presa fotografica. 2.8.4 Camere da presa fotogrammetrica. L immagine fotografica necessaria per lo sviluppo della metodologia fotogrammetrica dovrebbe costituire, in via teorica, una rigorosa proiezione prospettica centrale degli oggetti ritratti. Deve, cioè, essere contenuta in una superficie perfettamente piana e risultare geometricamente fedele e nitida in tutti i suoi dettagli. Purtroppo, nonostante tutti i progressi conseguiti anche in questo campo, tali indispensabili e basilari condizioni non possono mai verificarsi appieno, poiché i differenti mezzi che concorrono alla formazione delle immagini fotografiche non sono così perfezionati da garantirle. Il primo limite alle implicite possibilità di queste immagini è posto soprattutto dall obiettivo di presa e dalle emulsioni fotografiche che, nel loro insieme, condizionano la qualità e la risoluzione delle immagini. Un obiettivo fotogrammetrico, infatti, per assicurare una qualità molto spinta delle immagini raccolte, deve rispondere a requisiti tecnici molto ristretti. Le distanze principali degli obiettivi fotogrammetrici variano in generale tra i 40 mm e i 300 mm (i più comuni hanno distanza principale di circa 250 mm); i formati dei fotogrammi possono variare, a seconda del tipo della camera da presa, tra i 6,5 3 9 cm e i 23 3 23 cm (quest ultimo formato è quello standard delle camere da fotogrammetria aerea). L abbracciamento angolare assicurato, misurato sulla diagonale dei fotogrammi, secondo la combinazione della distanza principale e del formato, varia così tra i 56° e i 125°. A seconda dell abbracciamento assicurato, le camere da presa sono così classificate: camere ad angolo normale quando il campo angolare risulta di circa 60°; camere grandangolari quando il campo risulta di circa 90°; camere super grandangolari quando il campo angolare raggiunge i 120°. L03_2_Misura delle distanze.indd 258 5/31/18 8:19 AM z l a p d p s m d b r fo tr d d e in in r a n s d p c 2 tr p d fr p s d a ( d c a v ta v u n

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna