2.8.5 Prese aerofotogrammetriche

oo ra a oe e iti eavi a, e o ie di e il e r a ea eo, e ee tni li ni e, o o e b- MISURA DELLE DISTANZE L 259 Gli obiettivi fotogrammetrici devono risultare, naturalmente, corretti dalle essenziali aberrazioni ottiche influenti sul grado di definizione delle immagini per tutto l abbracciamento assicurato; attualmente è infatti possibile costruire sistemi ottici ad alto potere risolutivo, corretti per l intero spettro visibile e per la banda dell infrarosso prossimo fino a circa 900 mm. I moderni obiettivi fotogrammetrici presentano una distorsione radiale molto piccola, e una distorsione tangenziale pressoché nulla, tali da potere essere trascurate. Gli otturatori utilizzati nelle camere fotogrammetriche sono sempre di tipo centrale a lamelle, interposti cioè tra le lenti dell obiettivo e costituiti in modo da fornire aperture che consentono di impressionare, per il necessario intervallo di tempo, tutto il formato del fotogramma contemporaneamente. La superficie sensibile fotografica, supportata di norma su pellicola, deve risultare, durante la presa, rigorosamente situata sul piano focale della camera. Nella realizzazione del procedimento fotogrammetrico, riveste particolare importanza la conoscenza della distanza tra il centro di proiezione e il piano dell immagine, detta distanza principale C, e della posizione del punto principale del fotogramma. La distanza principale di ogni camera da presa è determinata direttamente dal costruttore, con una precisione dell ordine di 0,01 mm, e il suo valore è riprodotto su ciascun fotogramma dove sono anche presenti appositi indici, o marche di riferimento. Le rette congiungenti gli indici opposti del quadro si intersecano nel punto principale, determinando inoltre gli assi x, y del sistema piano di riferimento del fotogramma. Negli anni scorsi sono state introdotte sul mercato camere aeree digitali caratterizzate da sensori elettronici, per esempio del tipo CCD, che se non hanno ancora raggiunto l elevato potere risolutivo delle pellicole da ripresa aerea sono per contro caratterizzati da una risoluzione radiometrica superiore. I vantaggi derivanti dall impiego di camere digitali possono essere importanti, soprattutto perché permettono di eliminare i tempi di conversione dei dati analogici in forma digitale e nel contempo riducono la potenziale perdita di informazioni. 2.8.5 Prese aerofotogrammetriche. L applicazione della metodologia fotogrammetrica nei rilevamenti territoriali ha come presupposto una razionale esecuzione delle prese aerofotogrammetriche, mediante l impiego di idonei velivoli e la messa a punto di accurati piani di volo. Appare infatti indispensabile fare immediatamente distinzione fra i diversi mezzi di ripresa aerofotografica utilizzabili per le comuni prese oblique e panoramiche, e i velivoli impiegabili per le riprese ad asse ottico nadirale. Le prime sono in genere effettuate con camere fotografiche non metriche, mentre per le seconde sono necessari velivoli che devono assicurare ben altre possibilità. Gli aerei idonei alle riprese aerofotogrammetriche devono presentare infatti caratteristiche tecniche (quota tangenziale di volo, velocità di crociera, ecc.) adeguate alla scala dei fotogrammi di volta in volta richiesta, e offrire inoltre, dopo le indispensabili trasformazioni e i necessari adattamenti, la possibilità di una sistemazione efficiente delle camere da presa aerofotogrammetrica e dei loro accessori. Gli aerei utilizzati per le riprese fotogrammetriche devono di norma assicurare un volo molto stabile, anche a velocità ridotta, essere in grado di raggiungere una quota relativa piuttosto alta e presentare una buona autonomia. Nella prassi corrente, la velocità dell aereo è compresa tra i 180 e i 400 km/ora. La quota massima relativa di un aereo fotogrammetrico dovrebbe essere intorno agli 8.000 m, e la sua autonomia non inferiore alle 4 ore, per evitare che i tempi di ascesa, di trasferimento e di discesa, L03_2_Misura delle distanze.indd 259 L 5/31/18 8:19 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna