SEZIONE L

I a a e o a ro il o e e di IDRAULICA L 61 in cui Ce è il coefficiente di efflusso, pari a 0,61 per le luci a spigolo vivo rivolte contro corrente. Il coefficiente di efflusso è pari al prodotto del coefficiente di contrazione (pari a 0,62 per le luci a spigolo vivo rivolte contro corrente) per il coefficiente di velocità, prossimo all unità (0,98), che consente di tenere conto di modesti fenomeni dissipativi che si verificano nel processo di efflusso. L espressione determinata per la scala di efflusso Q 2 d si applica anche nel caso di efflusso rigurgitato, cioè quando il getto in uscita dalla luce di fondo si diffonde in una massa liquida a valle, il cui pelo libero sovrasta (a tratti in Fig. 2.40) il punto più alto della luce; in questo caso d è pari al dislivello piezometrico esistente tra il pelo libero a monte e a valle della luce. La scala di efflusso è stata dedotta trascurando la velocità della corrente in arrivo a monte della paratoia. Se a monte della paratoia è localizzato un canale, il processo di efflusso si studia imponendo che tra la sezione 1 immediatamente a monte della paratoia, in cui si realizza un tirante idrico h1 incognito, e la sezione contratta caratterizzata da un tirante idrico noto h2 5 Cc z, essendo Cc il coefficiente di contrazione, la linea dei carichi totali risulti parallela al fondo (e 5 costante, distanza della linea dei carichi totali dal fondo costante). Da questa condizione si ricava la seguente equazione: h1 1 Q2 Q2 5 h 1 2 2 g s21 2 g s22 avendo indicato con s1 e s2 le sezioni idriche, rispettivamente, corrispondenti al tirante idrico h1 e h2. Se si fissa il valore del tirante idrico h1 l equazione può essere risolta rispetto alla portata Q, mentre se è nota la portata la stessa equazione consente di dedurre il tirante idrico nella sezione 1. In questo secondo caso, può essere tracciata la curva e (h) di assegnata portata Q e noto il carico totale e2, relativo alla corrente veloce a valle della paratoia di noto tirante idrico h2 5 Cc z, si può ricavare il valore del tirante idrico h1 della corrente lenta a monte della paratoia avente un carico totale e1 pari a e2. La Figura 2.41 riporta l esempio di una luce a stramazzo, in parete sottile e a spigolo vivo rivolto contro corrente, realizzata in un canale a sezione rettangolare e con una lunghezza della soglia sfiorante L, pari alla larghezza del canale in cui lo stramazzo è L FIG. 2.41 Efflusso da uno stramazzo Bazin. L02_1_Idraulica.indd 61 5/31/18 8:05 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna