SEZIONE L

I ]. 8 1 7 5 6 2 4 0 5 a si o- e ue rn el a IDROLOGIA L 79 il luogo dei punti da cui hanno origine linee di massima pendenza che finiscono tutte con il raggiungere la sezione di chiusura. In situazioni morfolitologiche particolari, quali quelle di tipo carsico, l individuazione del bacino idrografico può rivelarsi problematica e richiedere indagini in campo. Tecniche numeriche di descrizione e analisi del territorio. Per la descrizione della topografia del bacino si ricorre sempre più frequentemente all impiego di tecniche GIS (Geographic Information System 5 SIT 2 Sistema Informativo Territoriale). Ciò consente di superare l esigenza di impiegare numerosi tipi di tradizionali indici e grafici sintetici, capaci di offrire un immagine unitaria, ma solo sommaria delle caratteristiche morfometriche e idrologiche del bacino. All informazione sintetica, e quindi concentrata, si è sostituita l informazione distribuita, con una risoluzione di rappresentazione che, data l abbondante potenza di calcolo disponibile, è attualmente limitata solo dalla risoluzione della fonte dei dati o del rilievo: cartografia numerica, ortofoto, mappe da satellite, dati da GPS, rilievo laser scanner, ecc. Nell ambito di un GIS si utilizzano rappresentazioni numeriche delle caratteristiche del territorio compreso nel bacino idrografico, con enormi vantaggi legati alla comodità di archiviazione, alla semplicità di aggiornamento e alla possibilità di manipolare le informazioni con facilità. In pratica si viene a disporre di un modello del bacino che può essere osservato puntualmente o sinteticamente in ogni sua caratteristica. Essendo il modello di tipo numerico, la lente di ingrandimento che si usa per l osservazione è di tipo software e i risultati sono ancora numeri e grafici, ma sono dinamici e rapidamente ripetibili per porzioni diverse del territorio (sottobacini, versanti, ecc.). Inoltre, il modello del bacino può essere oggetto di incroci ed elaborazioni di vario tipo fino a costituire l input per modelli di simulazione idrologici di tipo distribuito. L impiego dei GIS in idrologia ha raggiunto un significativo livello di maturità con lo sviluppo di tecniche basate su specifici indicatori distribuiti, che rappresentano la propensione del territorio nei confronti di determinati fenomeni. A partire da pochi livelli informativi, morfometrici e tematici, è possibile generare potenti strumenti descrittivi e di analisi che trovano largo impiego a livello progettuale e pianificatorio. La semplicità concettuale delle classiche operazioni di overlay e di calcolo algebrico e logico tra strati informativi consente di generare facilmente indicatori di primo livello. Indicatori più complessi possono essere prodotti mediante utilizzo di specifiche procedure la cui disponibilità non è, allo stato attuale, generalizzata tra i software GIS commerciali. Il mercato offre numerosi software GIS, ma non tutti si prestano in modo ottimale alla rappresentazione del bacino idrografico; in particolare risulta di grande utilità la capacità di creare e gestire mappe in formato raster (grid), la principale delle quali è costituita dal DEM (Modello Digitale dell Elevazione), in pratica una grande matrice di dati di quota che costituisce la base per ogni successiva elaborazione. Data l importanza e la vastità dell argomento, si rimanda ogni approfondimento a una specifica trattazione delle tecniche GIS. L aratteristiche topografiche del bacino C arametri morfometrici. L area [A] di un bacino, definita come superficie della proiep zione orizzontale dello stesso, viene misurata su base cartografica (mediante planimetratura o con utilizzo di lucido millimetrato) e solitamente espressa in {km }. La cartografia deve essere scelta nella scala più appropriata, in considerazione delle dimensioni del bacino e delle finalità del lavoro, ovvero della precisione richiesta. L02_2_Idrologia.indd 79 5/31/18 8:09 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna