SEZIONE L

I ni n o, a o e n e a aa il a e a, e a. e oe ul e IDROLOGIA L 95 immagazzinamento di breve termine. Si definisce invaso superficiale il volume totale di acqua presente sulla superficie per ritenzione e detenzione, mentre la pioggia efficace è il volume d acqua che perviene alla rete idraulica nel corso di un evento, ottenuto sottraendo dalla pioggia netta la frazione che si infiltra e percola nel terreno. Durante un evento la capacità di intercettazione si esaurisce rapidamente portandosi su un valore poco variabile, pari al tasso di evaporazione, che si somma all evaporazione globale da tutte le superfici presenti sul bacino. Contemporaneamente iniziano la ritenzione e, successivamente, la detenzione superficiale. Ritardati rispetto alla detenzione si rilevano tre tipi fondamentali di deflusso fino alla rete idrografica: deflusso di base, deflusso in zona insatura (ipodermico) e deflusso superficiale. La somma dei tre deflussi con la precipitazione che insiste direttamente sui canali della rete fornisce il deflusso in alveo. In qualsiasi istante dall inizio dell evento la corrispondente sezione verticale del diagramma fornisce la distribuzione dell acqua tra le diverse voci citate, in termini percentuali rispetto all intensità della pioggia totale. La dimensione relativa delle diverse frazioni può variare in modo anche considerevole in contesti diversi. In particolare il ruolo del deflusso superficiale, data la sua importanza nella formazione delle piene, è oggetto di varie teorie per lo più basate sull osservazione sperimentale. Teoria di Horton sulla formazione del deflusso. La teoria classica di Horton (1933) attribuisce alla superficie del suolo il ruolo di partizionare la pioggia netta: una parte raggiunge rapidamente la rete idrografica per deflusso superficiale, l altra si infiltra e si muove lentamente come deflusso di base. In un dato istante il terreno ha una capacità di infiltrazione [f ]: se su di esso insiste una pioggia con intensità [i] maggiore di [f ], la frazione [i2f ], detta afflusso efficace, alimenta il deflusso superficiale. La capacità di infiltrazione diminuisce esponenzialmente nel tempo, quindi è probabile che all inizio dell evento [f ] sia maggiore di [i] e di conseguenza tutta la pioggia si infiltri nel suolo; successivamente, quando [i2f ] diviene positivo, una frazione di essa contribuisce, su tutta la superficie del bacino, alla produzione di deflusso superficiale. L ipotesi di Horton, schematizzata in Figura 2.61, assegna un ruolo determinante alla superficie del suolo; al contrario, normalmente, nella transizione tra atmosfera e suolo si assiste a una diminuzione progressiva della porosità e della conduttività idraulica. La teoria risulta applicabile solo in particolari situazioni, quando si riscontri un indurimento della superficie che riduce la capacità di infiltrazione, come su superfici impermeabili in zona urbana, su aree con suolo ghiacciato, in condizioni di scarsa copertura vegetale con clima arido o semi-arido, su suoli sodici che formano una crosta superficiale. L Teoria di Hewlett sulla formazione del deflusso. Nel 1961 Hewlett propone un meccanismo di formazione dei deflussi che vede la rete idrografica come elemento fondamentale. Il deflusso superficiale si osserva raramente su superfici vegetate con clima umido: in tali contesti la capacità di infiltrazione è sempre maggiore dell intensità della pioggia, con l eccezione L02_2_Idrologia.indd 95 FIG. 2.61 Schema della formazione del deflusso secondo Horton. 5/31/18 8:09 AM

SEZIONE L
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GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna