SEZIONE L

L 96 GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE AGRARIA - IDRAULICA, IDROLOGIA E SISTEMAZIONI FIG. 2.62 Schema della formazione del deflusso secondo la teoria della saturazione superficiale. di eventi straordinariamente intensi. La modesta velocità del deflusso sotterraneo non è però sufficiente a giustificare la rapidità di formazione di eventi di piena, anche tenendo conto della possibilità di deflusso sottosuperficiale (ipodermico) relativamente meno lento. Il deflusso superficiale si verifica comunque su superfici il cui sottostante suolo è saturo e, quindi, con infiltrabilità estremamente modesta. La teoria prevede un espansione dinamica delle zone di saturazione a partire dalla prossimità degli alvei fluviali (Fig. 2.62); la precipitazione che insiste sulle zone sature si trasforma quasi completamente in deflusso superficiale e quindi in deflusso diretto, in modo concettualmente analogo alla precipitazione in alveo. L idea di interpretare il fenomeno in termini di espansione degli alvei fluviali è nota come teoria dell area di contribuzione variabile. La Figura 2.63 illustra l evoluzione delle zone di saturazione nel corso di un evento piovoso. Zone di saturazione superficiale possono formarsi anche lontano dagli alvei, per esempio dove vi sia convergenza di deflusso (Fig. 2.64 a), in prossimità di cambiamenti di pendenza (Fig. 2.64 b) o in aree con potenza di suolo ridotta (Fig. 2.64 c). In pratica quando il deflusso sottosuperficiale da monte eccede la capacità di trasmissione idraulica del profilo del suolo, l acqua risale in superficie saturando localmente il suolo ed espandendo, di conseguenza, la rete idrografica. L uso di un sistema di tensiometri consente di delimitare, e definire nel tempo, l espansione delle zone di saturazione. Rimane la necessità di spiegare come il deflusso ipodermico, relativamente lento (qualche metro al giorno), possa contribuire alla formazione di deflusso rapido, essendo la causa della saturazione superficiale. Hewlett propone il meccanismo di traslazione illustrato in Figura 2.64 d. Il contributo al deflusso diretto è dovuto solo in parte alla precipitazione che insiste sul versante durante l evento, mentre FIG. 2.63 Espansione dell area contribuente variabile e risposta del bacino. L02_2_Idrologia.indd 96 5/31/18 8:09 AM F p p p s il u a p tà c la s c v p tr a tr c v m

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L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna