SEZIONE L

I n ee e eli no e 3 di vi g. o el ee- IDROLOGIA L 97 FIG. 2.64 Formazione di zone di saturazione superficiale e traslazione. per il resto è costituito da acqua già presente nel suolo che viene via via sostituita dalla precipitazione in atto. Quest ultima contribuisce sempre meno al deflusso e sempre più all immagazzinamento temporaneo, quanto più ci si allontana dall alveo. Il deflusso per traslazione può, in realtà, essere quantitativamente significativo solo quando il contenuto idrico del suolo è elevato, di conseguenza si rende necessario ricercare ulteriori giustificazioni al fenomeno. Una di queste può essere individuata nella natura anisotropa del suolo. La presenza nel suolo di stratificazioni e irregolarità, più o meno parallele alla superficie inclinata, crea un percorso preferenziale ad elevata conducibilità idrica. Il comportamento idraulico del suolo è analogo a quello di un tetto di paglia, con un consistente deflusso diffuso appena sotto la superficie. Un contributo a spiegare la rapidità di formazione delle piene viene anche dalla teoria del pipeflow. Le cavità del suolo, costituite da gallerie scavate da animali o lasciate da radici decomposte, possono costituire vie di rapido deflusso turbolento sottosuperficiale. La teoria di Hewlett non va posta, in realtà, in contrapposizione alla teoria hortoniana, va bensì vista come una consistente evoluzione in termini dinamici. Il vantaggio principale è costituito dalla capacità di spiegare osservazioni di deflusso anche molto diverse tra loro in funzione dei diversi contesti, incorporando realisticamente i più importanti aspetti dinamici dei processi di formazione di deflusso. L infiltrazione è il processo centrale nel meccanismo hortoniano. Da essa dipende la produzione di deflusso diretto, che in questo caso è prevalentemente superficiale. Nella teoria dell area contribuente variabile il processo chiave è costituito dal deflusso sottosuperficiale che costituisce, in misura prevalente, il deflusso diretto. L02_2_Idrologia.indd 97 L 5/31/18 8:09 AM

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GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna